mercoledì 25 febbraio 2009

Ragioni per credere

Nell'annosa contrapposizione tra credenti e coloro che non professano alcuna fede occorre chiarire almeno due punti alquanto trascurati: il primo che i credenti non sono un acasualità o un errore ma sono semplicemente persone come noi che sono in ricerca di quelle risposte ai quesiti ineliminabili ed eterni coi quali si confronta da sempre l'anima umana.
Anche noi cristiani spinti da un analogo e ineliminabile desiderio  ci siamo messi in cammino alla ricerca di Colui che ha creato il nostro cuore; già lo stoicismo predicava che l'uomo sente dentro di sé il richiamo della coscienza e la necessità di una legge morale.
Se coloro che intendono secolarizzare ogni piega della nostra società fossero in grado di dimostrarmi prove alla mano che noi uomini saremmo semplicemente un prodotto dell'evoluzione e che l’idea di Dio è una risposta irrazionale della nostra mente ai problemi che assillano la nostra creaturalità, allora sì potrei arrendermi all’evidenza che il credere è una opzione consolatoria.
Ma siccome essi non possono dimostrare proprio niente, non possono allora pretendere di azzerare le fedi religiosi che anzi esse vanno rispettate perché muovono da presupposti assolutamente razionali. “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.” (Gv 6,68) disse un giorno Pietro al suo Maestro . E’ una affermazione carica di un umanità ma anche di razionalità come dimostra ampiamente nei suoi meravigliosi libri, Don Luigi Giussani, uno dei più intelligenti pensatori italiani del secolo XX.
Il credere non è una specie di anestetico ma nasce da una profonda ragionevolezza e soprattutto dalla grazia di Cristo e questo ci deve mettere in un atteggiamento di profondo rispetto per chi il dono della fede non ce l’ha. Purtroppo sono nati molti equivoci perché questo stesso rispetto non lo si sente da parte di molti non credenti.

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