venerdì 13 marzo 2009
Gesù Cristo
Gesù Cristo è l'unico Salvatore, universale, assoluto ed eterno e la verità è il suo Vangelo
mercoledì 11 marzo 2009
Sto leggendo...
Sto finendo di leggere un interessante libro "Oltre la sapienza della parola. Paolo di Tarso e Pio da Pietrelcina: linee didattiche cristiane tra antichità e novità" di Padre Carmelo Pellegrino. La prima parte verte su San Paolo e mette in luce come l'Apostolo delle genti, fosse un predicatore e annunciatore del Vangelo, straordinariamente eclettico in grado di combinare tra loro sapienza ebraica, filosofia greca e civiltà latina; senza perdere di vista nella sua predicazione il vero cuore dell'annuncio che è la sapienza della croce. Unendo infine la sapienza ad un rapporto diretto cuore a cuore con coloro ai quali è annunciato il santo Vangelo. L'autore analizza in speciale modo i primi quattro capitoli della Prima Lettera ai Corinzi. In seguito l'autore tente di stabilire un convincente parallelo tra la pedagogia dell'annuncio in San Paolo e di Padre Pio.
Inserisco un link interessante di un libro di spiritualità.
http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788838484926/manuale-di-spiritualita.html
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mercoledì 25 febbraio 2009
Dio o gli idoli
Volevo portare il mio ragionamento sull'odierno ateismo o secolarismo ideologico, fenomeno peraltro dibattuto in diversi testi pontifici e conciliari. Usando altri termini forse più in linea coi tempi potremmo parlare di incredulità, indifferenza più che di un clima apertamente antireligioso. Non si vuole giudicare ma comprendere, capire, anche perché certi aspetti toccano anche noi, ci toccano da vicino. Dobbiamo cercare con il mondo contemporaneo un dialogo amoroso e non ergere muri o barriere ed essere il volto dell'Amore di Gesù Cristo per ciascun uomo, nello stesso tempo forti della nostra identità e delle nostra convinzioni. Però per dialogare è necessario anche capire, capire problemi e anche valori positivi, individuare possibilmente alla luce dello Spirito, quali siano i principali mali (accanto al molto bene) che nella società odierna si frappongono all'annuncio del Vangelo o semplicemente alla promozione di valori cristiani che sono anche universali. Tra i problemi attuali non si può non notare nelle nostre società, quello di una larga fetta di persone che vivono come se Dio non esistesse e che in un certo modo impongono però a tutti, forse senza volerlo, uno stile di vita conformistico e mondano. Esistono specialisti in ogni materia, persone che si appassionano ai temi più stravaganti, ma che poi dimostrano una scarsa conoscenza di Dio, di suo Figlio Gesù Cristo, del Vangelo.
L'incredulità è figlia del "razionalismo" sponsorizzato da diversi filosofi e intellettuali, i quali prima che di contraddire Dio, contraddicono la stessa logica e la stessa intelligenza a cui si richiamano perché come ha ben detto Papa Benedetto XVI, il Cristianesimo è amico dell'uomo e dell'intelligenza. Infatti in riferimento a diverse pubblicazioni comparse ultimamente in libreria, non è possibile dimostrare che Dio esiste ma neanche che Dio non esiste, e se Dio esiste perché non potrebbe essere quello cristiano? Siamo restati sul piano della pura logica che gli stessi pensatori moderni hanno in gran stima. Tralasciando ulteriori considerazioni relative al paradosso ben presente nelle Scritture per cui il vaso non è in grado di interpretare e comprendere cosa si propone il vasaio, né colui che è creatura, fare del Creatore oggetto di un ragionamento terreno ma invece come molte religioni hanno ben compreso, di Dio si può fare un'esperienza di tipo religioso, che non significa affatto irrazionale.
Mons. Bruno Forte in un suo intervento parla del Cristianesimo che ha a che fare con "l’evento ... della rivelazione del Dio vivente, che si è comunicato all’uomo nella forma della promessa e della speranza, non in quella di un qualunque oggetto del conoscere". Cioè Dio si comunica in un incontro.
L’intelligenza può giungere passo dopo passo, nell’umiltà, ad una riflessione approfondita sulla natura di Dio e a una sua conoscenza. A sua volta la fede può suggerire principi e soluzioni che non siano confessionali ma al contrario restano accessibili alla ragione pratica naturale, in particolare nel campo dell'etica pubblica.
Sembrano considerazioni ovvie, eppure per una larghissima parte di uomini è più facile fabbricarsi una personale visione relativistica della vita piuttosto che cercare umilmente la verità.
L'incredulità è figlia del "razionalismo" sponsorizzato da diversi filosofi e intellettuali, i quali prima che di contraddire Dio, contraddicono la stessa logica e la stessa intelligenza a cui si richiamano perché come ha ben detto Papa Benedetto XVI, il Cristianesimo è amico dell'uomo e dell'intelligenza. Infatti in riferimento a diverse pubblicazioni comparse ultimamente in libreria, non è possibile dimostrare che Dio esiste ma neanche che Dio non esiste, e se Dio esiste perché non potrebbe essere quello cristiano? Siamo restati sul piano della pura logica che gli stessi pensatori moderni hanno in gran stima. Tralasciando ulteriori considerazioni relative al paradosso ben presente nelle Scritture per cui il vaso non è in grado di interpretare e comprendere cosa si propone il vasaio, né colui che è creatura, fare del Creatore oggetto di un ragionamento terreno ma invece come molte religioni hanno ben compreso, di Dio si può fare un'esperienza di tipo religioso, che non significa affatto irrazionale.
Mons. Bruno Forte in un suo intervento parla del Cristianesimo che ha a che fare con "l’evento ... della rivelazione del Dio vivente, che si è comunicato all’uomo nella forma della promessa e della speranza, non in quella di un qualunque oggetto del conoscere". Cioè Dio si comunica in un incontro.
L’intelligenza può giungere passo dopo passo, nell’umiltà, ad una riflessione approfondita sulla natura di Dio e a una sua conoscenza. A sua volta la fede può suggerire principi e soluzioni che non siano confessionali ma al contrario restano accessibili alla ragione pratica naturale, in particolare nel campo dell'etica pubblica.
Sembrano considerazioni ovvie, eppure per una larghissima parte di uomini è più facile fabbricarsi una personale visione relativistica della vita piuttosto che cercare umilmente la verità.
cristianesimo sociale
Lo so, molto è chiesto a noi cattolici in questo periodo: le battaglie sulla vita, la bioetica, la difesa dei ceti più sfavoriti, gli extracomunitari, molto ci è chiesto e spesso dobbiamo anche subire gli attacchi da una parte del paese. Però se noi vogliamo essere coerenti, dobbiamo sforzarci di ripartire dai problemi della famiglia, costruire delle reti di solidarietà familiare che siano cuore e mani di Gesù Cristo, per chi è in difficoltà. Ricordiamoci che per noi ogni famiglia è sacramento di Cristo, lo è realmente se sposata in chiesa ma in un certo senso lo è anche quella unita civilmente. Guardiamo come collaborano e si rispettano tra loro i sacerdoti (tolte le normali eccezioni) in quanto consapevoli di portare avanti una stessa missione e un uguale servizio. Invece tra famiglie vi è spesso un'indifferenza e un arrangiarsi da sé. Spesso l’atteggiamento è quello genere “torre eburnea”, non il simbolo dell'unicità di Maria ma di chi crede di potere fare a meno degli altri, soprattutto se l'altro non appare un vincente o reca con sé delle questioni scomode. Questo non è un segnale positivo e noi cattolici abbiamo in merito, un preciso campo di impegno a favore del prossimo.
Spesso anche nei movimenti si ricade in una gabbia organizzativa e relazionale che non valuta il significato profondo del soggetto "familiare". Vi è come un eccesso di individualismo. Naturalmente potrò sbagliarmi o forse esagero. Nel complesso rimango fiducioso però la Madonna a Lourdes e a Fatima ci ha consegnato dei messaggi importanti: partire sempre dai piccoli e dagli umili. E oggi uno dei soggetti più vistosamente deboli nella società odierna è la famiglia. In molti incontri si prende la parola senza dare rilievo a chi magari ha moglie e due o tre figli e avrebbe il diritto-dovere di fare ascoltare la propria esperienza. Molto banalmente. Pace e grazie.
Spesso anche nei movimenti si ricade in una gabbia organizzativa e relazionale che non valuta il significato profondo del soggetto "familiare". Vi è come un eccesso di individualismo. Naturalmente potrò sbagliarmi o forse esagero. Nel complesso rimango fiducioso però la Madonna a Lourdes e a Fatima ci ha consegnato dei messaggi importanti: partire sempre dai piccoli e dagli umili. E oggi uno dei soggetti più vistosamente deboli nella società odierna è la famiglia. In molti incontri si prende la parola senza dare rilievo a chi magari ha moglie e due o tre figli e avrebbe il diritto-dovere di fare ascoltare la propria esperienza. Molto banalmente. Pace e grazie.
identità umana=bios+progetto divino
La cosiddetta "ideologia di gender" è un pensiero assolutamente relativistico, una scienza malsana che si vuole imporre a tutti, e su cui la Chiesa ha già espresso numerose riserve. Che non si impongano per favore queste idee non cattoliche come Vangelo. Per la maggior parte degli scienziati un embrione è un ammasso di cellule degno di nessuna tutela e vogliono imporre questa visione con l'arroganza di chi ha il potere. L'embrione non è un ammasso di cellule e per la tradizione giudaico-cristiana il bios non conta preso da solo ma va ricollegato proprio a quella interezza dell'essere, la dimensione ontologica come la chiama qualcuno, che si vuole ridurre al bios e che invece nelle creature è legata al progetto di Dio. Negli esseri viventi il bios è strettamente legato nella tradizione cristiana-giudaica al progetto di Dio nella creazione. Non è squalificare la scienza, ma anzi invitarla ad un dialogo costruttivo. Come diceva un grande teologo ebreo "l'oceano non è una riserva di pesci". Questa è la tradizione giudaico-cristiana a cui ci rifacciamo, si può non condividere ma non è accettabile che ci voglia venire imposta una cultura per noi assolutamente non condivisibile.
Ragioni per credere
Nell'annosa contrapposizione tra credenti e coloro che non professano alcuna fede occorre chiarire almeno due punti alquanto trascurati: il primo che i credenti non sono un acasualità o un errore ma sono semplicemente persone come noi che sono in ricerca di quelle risposte ai quesiti ineliminabili ed eterni coi quali si confronta da sempre l'anima umana.
Anche noi cristiani spinti da un analogo e ineliminabile desiderio ci siamo messi in cammino alla ricerca di Colui che ha creato il nostro cuore; già lo stoicismo predicava che l'uomo sente dentro di sé il richiamo della coscienza e la necessità di una legge morale.
Se coloro che intendono secolarizzare ogni piega della nostra società fossero in grado di dimostrarmi prove alla mano che noi uomini saremmo semplicemente un prodotto dell'evoluzione e che l’idea di Dio è una risposta irrazionale della nostra mente ai problemi che assillano la nostra creaturalità, allora sì potrei arrendermi all’evidenza che il credere è una opzione consolatoria.
Ma siccome essi non possono dimostrare proprio niente, non possono allora pretendere di azzerare le fedi religiosi che anzi esse vanno rispettate perché muovono da presupposti assolutamente razionali. “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.” (Gv 6,68) disse un giorno Pietro al suo Maestro . E’ una affermazione carica di un umanità ma anche di razionalità come dimostra ampiamente nei suoi meravigliosi libri, Don Luigi Giussani, uno dei più intelligenti pensatori italiani del secolo XX.
Il credere non è una specie di anestetico ma nasce da una profonda ragionevolezza e soprattutto dalla grazia di Cristo e questo ci deve mettere in un atteggiamento di profondo rispetto per chi il dono della fede non ce l’ha. Purtroppo sono nati molti equivoci perché questo stesso rispetto non lo si sente da parte di molti non credenti.
Anche noi cristiani spinti da un analogo e ineliminabile desiderio ci siamo messi in cammino alla ricerca di Colui che ha creato il nostro cuore; già lo stoicismo predicava che l'uomo sente dentro di sé il richiamo della coscienza e la necessità di una legge morale.
Se coloro che intendono secolarizzare ogni piega della nostra società fossero in grado di dimostrarmi prove alla mano che noi uomini saremmo semplicemente un prodotto dell'evoluzione e che l’idea di Dio è una risposta irrazionale della nostra mente ai problemi che assillano la nostra creaturalità, allora sì potrei arrendermi all’evidenza che il credere è una opzione consolatoria.
Ma siccome essi non possono dimostrare proprio niente, non possono allora pretendere di azzerare le fedi religiosi che anzi esse vanno rispettate perché muovono da presupposti assolutamente razionali. “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.” (Gv 6,68) disse un giorno Pietro al suo Maestro . E’ una affermazione carica di un umanità ma anche di razionalità come dimostra ampiamente nei suoi meravigliosi libri, Don Luigi Giussani, uno dei più intelligenti pensatori italiani del secolo XX.
Il credere non è una specie di anestetico ma nasce da una profonda ragionevolezza e soprattutto dalla grazia di Cristo e questo ci deve mettere in un atteggiamento di profondo rispetto per chi il dono della fede non ce l’ha. Purtroppo sono nati molti equivoci perché questo stesso rispetto non lo si sente da parte di molti non credenti.
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