mercoledì 25 febbraio 2009

Dio o gli idoli

Volevo portare il mio ragionamento sull'odierno ateismo o secolarismo ideologico, fenomeno peraltro dibattuto in diversi testi pontifici e conciliari. Usando altri termini forse più in linea coi tempi potremmo parlare di incredulità, indifferenza più che di un clima apertamente antireligioso. Non si vuole giudicare ma comprendere, capire, anche perché certi aspetti toccano anche noi, ci toccano da vicino. Dobbiamo cercare con il mondo contemporaneo un dialogo amoroso e non ergere muri o barriere ed essere il volto dell'Amore di Gesù Cristo per ciascun uomo, nello stesso tempo forti della nostra identità e delle nostra convinzioni. Però per dialogare è necessario anche capire, capire problemi e anche valori positivi, individuare possibilmente alla luce dello Spirito, quali siano i principali mali (accanto al molto bene) che nella società odierna si frappongono all'annuncio del Vangelo o semplicemente alla promozione di valori cristiani che sono anche universali. Tra i problemi attuali non si può non notare nelle nostre società, quello di una larga fetta di persone che vivono come se Dio non esistesse e che in un certo modo impongono però a tutti, forse senza volerlo, uno stile di vita conformistico e mondano. Esistono specialisti in ogni materia, persone che si appassionano ai temi più stravaganti, ma che poi dimostrano una scarsa conoscenza di Dio, di suo Figlio Gesù Cristo, del Vangelo.
L'incredulità è figlia del "razionalismo" sponsorizzato da diversi filosofi e intellettuali, i quali prima che di contraddire Dio, contraddicono la stessa logica e la stessa intelligenza a cui si richiamano perché come ha ben detto Papa Benedetto XVI, il Cristianesimo è amico dell'uomo e dell'intelligenza. Infatti in riferimento a diverse pubblicazioni comparse ultimamente in libreria, non è possibile dimostrare che Dio esiste ma neanche che Dio non esiste, e se Dio esiste perché non potrebbe essere quello cristiano? Siamo restati sul piano della pura logica che gli stessi pensatori moderni hanno in gran stima. Tralasciando ulteriori considerazioni relative al paradosso ben presente nelle Scritture per cui il vaso non è in grado di interpretare e comprendere cosa si propone il vasaio, né colui che è creatura, fare del Creatore oggetto di un ragionamento terreno ma invece come molte religioni hanno ben compreso, di Dio si può fare un'esperienza di tipo religioso, che non significa affatto irrazionale.
Mons. Bruno Forte in un suo intervento parla del Cristianesimo che ha a che fare con "l’evento ... della rivelazione del Dio vivente, che si è comunicato all’uomo nella forma della promessa e della speranza, non in quella di un qualunque oggetto del conoscere". Cioè Dio si comunica in un incontro.
L’intelligenza può giungere passo dopo passo, nell’umiltà, ad una riflessione approfondita sulla natura di Dio e a una sua conoscenza. A sua volta la fede può suggerire principi e soluzioni che non siano confessionali ma al contrario restano accessibili alla ragione pratica naturale, in particolare nel campo dell'etica pubblica.
Sembrano considerazioni ovvie, eppure per una larghissima parte di uomini è più facile fabbricarsi una personale visione relativistica della vita piuttosto che cercare umilmente la verità.

1 commento:

FLG ha detto...

"Dio si comunica in un incontro." Perfettamente d'accordo!!!
Se non lo incontro (attraverso gli altri, nella natura, ma soprattutto direttamente nel mio cuore) la mia è una religione non una fede.
Ma poi...come si fa a credere in una religione!? Sarebbe come credere al Milan.