La Mediazione materna di Maria
1. C’è un unico Mediatore tra Dio e gli uomini (1Tm2,5),
Gesù Cristo il Figlio di Dio. Ma se la mediazione di Maria è subordinata a
quest’unica divina mediazione, tuttavia nella stessa dichiarazione conciliare
Lumen Gentium si dichiara formalmente che quella di Maria è da considerarsi del
tutto speciale, straordinaria (LG 61) ed eccelsa tra tutte.
2. Il carattere singolare di tale mediazione scaturisce in
primo luogo dal ruolo fondamentale e
insostituibile di Maria nell’economia della salvezza quale Madre del Signore e la sua perfetta unione con la missione redentiva del Figlio
durante gli anni del magistero terreno di Cristo e successivamente accanto
alla Chiesa nascente.
La maternità di Maria è pervasa fino in fondo da un atteggiamento
di piena accoglienza del Verbo divino ed è accompagnata dalla pienezza di
effusione dello Spirito santo che costituiscono la prima e fondamentale ragione
dottrinale di quella mediazione speciale che la Chiesa confessa e le
attribuisce (LG 62).
Ella in quanto riceve nel suo grembo il Verbo divino si pone
come arcano punto di congiunzione tra cielo e terra. Ella è quella terra
benedetta nel quale il Signore si compiacque di piantare la tenda della sua
natura umana per realizzare la salvezza del mondo. A tale scopo Ella riceva con
pienezza lo Spirito santo che la ricolma della sua Grazia.
Ma lungo la via questa maternità conosceva una sostanziale
trasformazione, diventando parimenti sequela attiva di Cristo, colmata da una sempre
più “ardente carità”, intesa a operare in unione con Cristo la restaurazione
della “vita soprannaturale nelle anime” ed associandosi in modo del tutto
personale ancorché subordinato nell’unica mediazione del Figlio.
Sono diversi i passaggi evangelici che testimoniano questa progressiva
unione all’opera redentiva del Figlio (RM 39) testimoniata dalle stesse pagine bibliche
ancorché mai in modo diretto ma attraverso delle pericopi aventi specifico
carattere allusivo.
In Matteo e Marco è contenuta una descrizione, una carta d’identità
del buon discepolo come colui che compie la volontà del Padre che è nei cieli
(Mt 12,47-50; Mc 3,32-35); come non vedere in questa espressione un riferimento
indiretto alla Madre di Cristo? Luca propone una peculiare variante: il
perfetto discepolo è anche colui che ascolta la parola di Dio e la mette in
pratica (Lc 8,20-21). In realtà uno dei due verbi greci usati da Luca è lo
stesso usato da Matteo e Marco (poieio) al quale Luca però aggiunge anche il
verbo dell’ascolto (akoueo).
In Luca in 11,27-28 viene presentato un ulteriore episodio nel
quale è ancora più agevole ravvisare un indiretto riferimento a Maria
nell’elogio di Cristo al buon discepolo. Nell’episodio una donna intende
rivolgere una pubblica lode alla madre terrena di Cristo. Di primo acchito la successiva
risposta di Gesù può sorprendere come se volesse in qualche modo declinarla.
Possiamo pensare che un cuore ardente d’amore come quello di Gesù per sua
Madre, intendesse realmente così? Tutt’altro. Egli intende proprio ancora più
lodarla ma celandone l’identità ed esaltandone ancora di più l’umiltà e la
modestia. Al tratto del buon discepolo infatti Gesù aggiunge un’altra caratteristica
che nella prospettiva lucana è tipicamente mariana e cioè il saper custodire la
parola nel proprio cuore (fulasso).
Redenta in modo più sublime (LG 53), dopo la Pentecoste
Maria non poteva non riversare sulla Chiesa, sin dal principio, questa sua maternità
e donazione materna alla missione del Figlio che sono all’origine della sua
mediazione che permane incessantemente nella Chiesa e che la Chiesa esprime con
la sua fede invocando Maria con vari titoli quali quello di Avvocata,
Ausiliatrice, del perpetuo Soccorso e Mediatrice.
Infatti “il mistero della Chiesa consiste anche nel generare
gli uomini a nuova vita immortale: è la sua maternità nello Spirito. Maria “con
amore di madre coopera alla generazione e formazione” dei figli della Chiesa.
Ora questa maternità si attua non solo secondo il modello e la figura della
Madre di Dio, ma anche con la sua “cooperazione”. La Chiesa attinge copiosamente da questa
cooperazione, cioè dalla mediazione materna, in quanto già in terra ella
cooperò alla generazione e formazione prima del Figlio di Dio posto a
primogenito di molti fratelli e poi anche della rigenerazione della prima
Chiesa apostolica.
Vi cooperò con amore di madre secondo le stesse parole di
Cristo pronunciate sulla croce: “Donna, ecco il tuo figlio” e al discepolo
“Ecco la tua madre” (Gv 19,26). Sono parole che determinano il posto di Maria
nella vita di discepoli di Cristo ed esprimono la sua nuova maternità
spirituale, nata dall’intimo del mistero pasquale del Redentore del mondo. E’
una maternità nell’ordine della grazia, perché implora il dono dello Spirito
santo che suscita nuovi figli di Dio, redenti mediante il Sacrificio di Cristo.
3. Dopo la maternità e l’unione con la missione redentiva
del Figlio, un secondo motivo di elezione di Maria e della sua mediazione risiede
nel suo essersi fatta perfetta “serva del Signore” in modo da rappresentare agli
occhi del credenti, il modello della
perfetta cristiana e discepola di Cristo.
Come ribadito dalla Lumen Gentium la Madre di Dio è modello
e figura della Chiesa …, cioè nell’ordine della fede, della carità e della
perfetta unione con Cristo (LG 63). Già in precedenza abbiamo visto che Maria
rimane sin dall’inizio co gli Apostoli in attesa della pentecoste, presente in
mezzo alla Chiesa nascente mediante la fede e rimane per la Chiesa un “perenne
modello” e figura della stessa chiesa.
Infatti anche la Chiesa come Maria è vergine e madre e
perfetta discepola di Cristo (RM 43) e stante questo rapporto di esemplarità,
la Chiesa si incontra con Maria e cerca di diventare simile a lei. Maria è
dunque presente nel mistero della Chiesa come modello.
Paolo VI
4. Un ultimo aspetto della mediazione di Maria è la sua
continua presenza nella vita del fedele.
Si può dire che la maternità “nell’’ordine della grazia” mantenga l’analogia
con ciò che “nell’ordine della natura” caratterizza il rapporto della madre col
figlio. Ed è risaputo che oltre che a generare e a formare una madre si
preoccupa, è sollecita verso i bisogni e necessità dei propri figli, previene e
interviene nella loro vita. Infatti dopo aver affidato reciprocamente madre e
figlio sotto la croce (Gv 19,26), il Vangelo annota che “da quel momento il
discepolo la prese con sé” (Gv 19,27).
Si po’ dire che in queste parole venga pienamente indicato
il motivo della dimensione mariana della vita dei discepoli di Cristo. La
dimensione mariana della vita del discepolo di Cristo si esprime proprio
mediante l’affidamento filiale nei riguardi della Madre di Dio, iniziato sotto
la croce. Affidandosi totalmente a Maria il cristiano introduce la madre di
Cristo in tutto lo spazio della sua vita interiore, nel suo “io” umano e
cristiano.
5. Questo rapporto filiale, questo affidarsi del figlio alla
Madre non ha in Cristo solo il suo inizio ma si può dire che in definitiva sia orientato
verso di Lui. Si può dire che Maria continui a ripetere a tutti le stesse parole
che disse a Cana di Galilea: “Fate quello che vi dirà”. Infatti è Lui, Cristo,
l’unico mediatore tra Dio e gli uomini, è Lui “la via, la verità e la vita” (Gv
16,6); è Lui che il Padre ha dato al mondo , affinché l’uomo “non muoia, ma
abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Maria ci accompagna nel nostro cammino di
fede, talvolta oscuro e tribolato ma con Ella siamo certi di progredire verso
le “imperscrutabili ricchezze di Cristi”. E l’uomo lungo questo cammino riscopre
ugualmente la propria dignità in tutta la sua pienezza e il definitivo senso
della sua vocazione.
Come Paolo VI ebbe a dire: “La conoscenza della vera
dottrina cattolica sulla Beata Vergine Maria costituirà sempre una chiave per
l’esatta comprensione del mistero di Cristo e della Chiesa” e la Chiesa “dalla
Vergine Made di Dio deve trarre la più autentica forma della perfetta
imitazione di Cristo” (All. 21 nov 1964).
Maria accompagna così la rivelazione del disegno salvifico
di Dio nei riguardi dell’umanità fino al suo pieno svelamento e compimento.
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